ADHD a modo mio
il mio percorso dalla diagnosi in poi
Chi mi conosce e mi legge da un po’ sa che scrivo partendo sempre da una condivisione personale, talvolta intima. Che le riflessioni che ne conseguono sono altrettanto personali e che siete voi, se volete, a farle vostre ascoltando quello che vi risuona di più. Magari tutto, magari niente.
La cosa estremamente potente di questo modo di condividere (il blog) è lo spazio: in un video breve o un post su Instagram spesso mi sento costretta, mi tocca farmi piccola per stare in quei minuti e in quelle righe, ma avrei così tante cose da dire e da condividere… con gioia e voglia di fare.
Senza volerlo ho già toccato un punto chiave del mio essere ADHD: io ho bisogno di spazio. Ho bisogno di tempo, di metri quadri abbondanti, di prati grandi (anche simbolici). Potermi muovere liberamente, non solo fisicamente. Solo senza le costrizioni di orari fissi e di giornate ripetitive riesco a dare il meglio di me.

la diagnosi ADHD in età adulta
La mia diagnosi risale al 2018. Avevo 32 anni, un lavoro soddisfacente (anzi molti lavori contemporaneamente grazie a contratti part-time + partita iva) e una vita tutto sommato niente male.
Ma c’era qualcosa che non andava. Ero già alla quinta o sesta relazione “seria” e mi ritrovai per l’ennesima volta a sentirmi dire “non sei mai tranquilla”. Che fosse vero o no, e da che punto di vista lo si possa considerare vero, non è il punto che voglio trattare oggi. Ci sarebbe moltissimo da dire sulle persone che vivono e convivono con chi ha una neurodivergenza. (Qui ho parlato del mio attuale compagno e di come mi sento amata e accettata anche nelle situazioni quotidiane più tipicamente “ADHD”).
Ciò che ci interessa ora, qui, è il perchè ho chiesto di poter fare i test: nel mio caso la ragione era una difficoltà nella gestione emotiva della relazione di coppia. Non che avessi dei litigi accesi o cose fuori dal comune, però stavo veramente male. Tutto fuori sembrava andare bene e io, dentro, morivo.
Più di una volta mi sono sentita dire dai miei ex: “quando le cose vanno bene ed è tutto tranquillo ti inventi sempre qualcosa per complicarle“. Avevano tremendamente ragione, ma questo lo scoprii solo dopo anni.
Tra i tanti lavori che facevo c’era quello di insegnare a scuola come insegnante di sostegno, quell’anno stavo seguendo una classe in cui c’era una ragazza ADHD. Mi rividi in lei per tanti atteggiamenti e per la difficoltà a restare nel discomfort (ma anche nel comfort, che mi annoiava tremendamente).
Allora pensai: è ora di chiedere conferma a uno specialista.
il giusto professionista fa la differenza
Fare i test fu una bella sfida. Erano tanti, erano lunghi, e la mia incapacità di restare concentrata mise ovviamente i bastoni tra le ruote. Di compilare questionari fatti di domande e crocette (la fase pre-test nel mio caso fu così) non ne avevo mai voglia, e sebbene affrontai con un certo entusiasmo le prime dieci pagine, poi mollai il colpo. Arrivai al primo incontro con il malloppo incompleto.
Con mia grande sorpresa, la dottoressa a cui mi ero affidata, esperta di ADHD in età adulta, accolse la cosa con molto affetto. Mi rassicurò: disse che era normale.
Da allora e per i successivi incontri, necessari allo svolgimento dei test e alla valutazione del quadro completo, non mi sentii mai fuori posto. Mai distratta. Mai “troppo agitata”. Un giorno le dissi che la musica soft jazz che si sentiva dall’atrio dello studio mi distraeva (sono musicista quindi per me era come avere un’altra persona che mi parlava) e lei la spense immediatamente, scusandosi per non averci pensato.
Perchè vi racconto questi piccoli dettagli?
Perchè il giusto professionista fa la differenza. Non tutta magari, ma la prima parte di differenza la fa lui/lei.
Poi, c’è il famoso percorso.

Descrive abbastanza bene l’emotività di cui ero spesso preda prima di iniziare il mio percorso di rinascita.
il sollievo dopo la diagnosi
Certo, avere quel pezzo di carta in mano mi diede un gran sollievo.
Finalmente potevo rispondere a tutte le persone che mi criticavano o che cercavano di “correggere” aspetti di me che io sentivo essere un tutt’uno con la mia persona.
Non potevo e non volevo essere più tranquilla.
Non potevo e non volevo stare ferma.
Non potevo e non volevo cambiare me stessa per stare a degli spazi e regole ristretti.
Con il tempo, però, scoprii che non era del tutto vero.
Dopo qualche mese di sollievo e di “allora ecco perché”, dopo aver comunicato a datori di lavoro e persone amiche che avevo questo “disturbo”, ritornai ad avere le stesse difficoltà emotive di prima.
La dottoressa che mi aveva certificata si era raccomandata che iniziassi un percorso di supporto psicologico e che continuassi il percorso olistico ayurvedico che stavo seguendo con una professionista del settore. Tutto ciò che abbassava i livelli di energia e mi portava a “stare” senza scalpitare, era un’attività da considerare come valida.
sperimentazione prima, percorso poi
Ciò che si pensa erroneamente di un percorso come quello che ho fatto io, è che sia prevedibile, programmabile. Niente di più lontano dalla realtà.
Ciò che si può fare è un passo alla volta.
Sperimentare, sia con i professionisti (ché non sempre quelli giusti per noi si incontrano al primo colpo) sia con le attività. Permettersi il lusso di cambiare continuamente, se necessario. Senza sentirsi sbagliati.
Sperimentare mi permise di costruire, passo dopo passo, quello che oggi riconosco come un percorso completo e funzionale ai miei bisogni, che siano da neurodivergente o semplicemente da essere umano che come tutti è in cammino in questa vita.
Smisi di fare abbonamenti annuali in palestre che poi tanto non frequentavo.
Cominciai a dare retta a ciò che da sempre avevo sentito: non c’era niente di sbagliato in me, ma potevo sicuramente stare meglio, lavorando su me stessa.
Non per cambiare la mia essenza, ma per valorizzarla.
Per togliere tutto il superfluo: questo era il vero cambiamento di cui avevo bisogno.
le attività d’oro per il mio essere ADHD
Elencherò di seguito quali sono state le principali attività che hanno costituito i pilastri del mio percorso, dalla diagnosi ad oggi. La maggior parte di esse fa ancora parte della mia vita.
Per ogni attività segnerò quelli che sono a mio parere i benefici più impattanti, sia sul breve sia sul lungo termine. Chiaramente i benefici sarebbero molti di più, ma questi direi che sono quelli principali e più impattanti rispetto alle difficoltà che ho incontrato nell’essere neurodivergente in un mondo che corre veloce, ma che allo stesso tempo vuole che tu stia fermo, buono e zitto al tuo posto.
supporto psicologico e psicoterapia
Sono due cose diverse! Non mi stancherò mai di dirlo. Psicologo e psicoterapeuta hanno due preparazioni diverse e fanno due lavori diversi (chiaramente l’area di competenza base è la stessa).
Io ho fatto entrambi i percorsi, ma per molte più volte ho scelto la psicoterapia.
Metto queste attività al primo posto perché credo che siano ancora troppo sottovalutate nella loro importanza. Per me sono state il fulcro attorno al quale hanno ruotato tutte le altre attività.
Certo, ca va sans dire, ci sono moltissime persone che vanno in terapia per poter dire che vanno in terapia e poi non cambiano una sola virgola del loro modo di relazionarsi agli altri o di vedere il mondo.
Bisogna desiderare il cambiamento, per metterlo in atto.

| Benefici a breve termine | Benefici a medio/lungo termine |
|---|---|
| Sollievo nei periodi di “sballottamento” emotivo | Elaborazione di traumi e ferite del passato (per me è avvenuto con la piscoterapia) |
| Senso di sicurezza nell’avere una figura professionale che mi segue individualmente | Cambiamenti interiori che si riflettono sulla capacità di interagire in modo sano con gli altri |
| Vedere con occhi diversi ciò che succede durante le mie giornate | Ho imparato ad amare me stessa |
trattamenti olistici e massaggi ayurvedici
Ho iniziato a farmi fare massaggi ayurvedici, nel 2017, perché me ne avevano regalati due. Non avevo la più pallida idea di cosa fossero.
Mi si è aperto un mondo, fatto di competenza, passione, cura olistica (cioè che considera tutto a 360° e non solo una singola cosa o “problema”) e ho iniziato a leggere e capire di più sulla psicosomatica.
Nel mio caso la professionista, che mi segue da allora, ha unito trattamenti olistici come la riflessiologia fasciale con stimolazione viscerale profonda. Il valore aggiunto a tutto ciò è stato l’uso degli oli essenziali (che ora uso anche nella mia quotidianità a casa e quando viaggio) che fanno la differenza a livello limbico e bio chimico.
La dottoressa che mi ha certificata per l’ADHD mi aveva raccomandato di continuare con questi trattamenti, e questo per me è una dimostrazione che affidarsi a più professionisti (formati e certificati mi raccomando, anche in campo olistico) significa andare a lavorare su diversi fronti ma per lo stesso obiettivo: il benessere della persona.
Un bravo medico lo sa.
| Benefici a breve termine | Benefici a medio/lungo termine |
|---|---|
| Anche qui, sollievo nei periodi di “sballottamento” emotivo | Cura e prevenzione a 360 gradi |
| Un aiuto concreto per prendersi cura di sé a livello psicofisico, partendo dal corpo e da accorgimenti molto semplici | Una salute più forte e stabile, con un corpo che mi sostiene nei periodi più duri e un’emotività più dolce e auto-compassionevole |
| Drenaggio, circolazione riattivata, aspetto estetico migliorato da subito | Ho imparato ad ascoltare il mio corpo e agire di conseguenza, prima che si ammali |
sport e discipline
Lo sport è stato, prima di tutto, un grande antidepressivo naturale (ho sofferto di depressione e molto fortunatamente ne sono uscita in brevi tempi, ho raccontato qualcosa qui).
Camminare la mattina nella natura a passo svelto, giocare a tennis, seguire lezioni di Pilates (sul Reformer, non quelle sul tappetino che sono una forma valida di esercizio, ma blanda di Pilates).
Qui vi metto i benefici di queste tre attività.
Premetto che per camminare non intendo camminare guardando il telefono 🙂
| Camminare la mattina | Tennis (ne ho parlato anche qui) |
|---|---|
| Mi aiuta a districare i pensieri, anziché accumularli | Mi aiuta a migliorare la concentrazione: quando giochi a tennis ne serve moltissima e di alta qualità |
| Inizio la giornata con una regolazione dell’energia in eccesso, ma senza stancarmi troppo | Mi insegna a far fronte alla frustrazione e alla rabbia, ad accettarle come emozioni normali e a passare oltre in pochi minuti |
| Attiva una respirazione profonda, meno “ansiosa”: è una forma di meditazione | É uno sport ad alta intensità (molto più della corsa) per cui mi aiuta a rilasciare tensioni e nervosismi accumulati |
| Pilates |
|---|
| Bilanciamento, equilibrio, non solo fisico ma anche mentale. Allena a stare nell’instabilità. |
| Lavoro ingaggiante e sempre vario, non c’è la possibilità di annoiarsi. É una delle poche attività che faccio da anni, senza forzarmi ad andare. |
| Anche qui insegna molto sulla concentrazione, necessaria sia per coordinarsi con il Reformer sia per mantenere l’equilibrio |
P.S: La concentrazione che viene messa in atto nelle attività di cui sopra, come il tennis e il Pilates, viene poi resa “disponibile” al nostro cervello in altri momenti: quando cuciniamo e vorremmo anche avviare la lavatrice e intanto finire quella cosa al computer (grazie alla concentrazione ho smesso di bruciare la cipolla del soffritto), quando usciamo di casa e dobbiamo pensare rapidamente a tutto ciò che stiamo portando o dimenticando, quando leggiamo un libro e torniamo indietro tre volte nello stesso paragrafo perché ci accorgiamo di non averlo veramente letto…
In tutti i questi casi il cervello può richiamare a sé un’abitudine alla concentrazione, una risorsa che ha appreso e sviluppato in contesti dedicati, e non in mezzo a mille cose da fare.
lettura e life coaching: la mia evoluzione
Attorno a questi grandi pilastri del mio percorso si sono sviluppati poi nel tempo altri interessi e attività (una delle quali, il life coaching, è diventata la mia professione!)
Fare un lavoro libero da orari e restrizioni è stata una delle conquiste più grandi e più utili per me.
Oggi accompagno le persone che hanno una storia simile alla mia a riprendersi la loro vita e scegliere ciò che è meglio per loro, con coraggio e amore per se stessi e per gli altri. (Se sei curioso/a o senti di voler intraprendere un percorso di crescita personale puoi scrivermi qui o prenotare una chiamata gratuita con me).
La lettura e la ricerca sono attività fondamentali per poter fare questo lavoro.
Vi chiederete: ma come fai a leggere tanto se sei ADHD?
Ne ho parlato qui, ma ad ogni modo possiamo sentirci se hai altre domande.
dalla certificazione ADHD ad oggi: un viaggio bellissimo
Come avrete intuito avrei davvero tanto altro da dire. Non voglio subissarvi di informazioni quindi per ora mi fermo qui e ti faccio una domanda molto diretta:
A che punto sei del tuo viaggio?
(Cioè, come affronti le tue giornate, quali difficoltà incontri e come le superi? Come stai, oggi?)
Se vorrai scrivermi ti leggerò, con amore e presenza. (trovi i miei contatti infondo all’articolo)
Mi permetto di farti notare che se sei arrivato/a fino a qui (anche saltando delle righe, va benissimo) vuol dire che puoi leggere testi lunghi senza fatica, anche se negli anni ti sei convinto/a del contrario. Se vuoi possiamo lavorare insieme per renderla una pratica sempre piacevole!
Un abbraccio intanto,
Marianna
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