leggere come un delfino

una del mondo

leggere come un delfino

come ho rivoluzionato il mio approccio alla lettura

Questa è la mia storia: la storia di come, da totale profana della lettura e incapace di finire un libro, sono arrivata ad amare la lettura e circondarmi di libri preziosi, lasciandomi trasformare da essi. 

Potreste ritrovarvici, oppure no, le storie sono belle per questo. Perché sono uniche. 

un libro su Gesù (e i disegni erano bellissimi)

E’ così che ho cominciato a leggere, a 5 anni: con un libro sulla vita di Gesù. 

Ne ero affascinata perché le storie erano ben scritte, non troppo lunghe e sempre d’ispirazione (a 5 anni che ne sapevo dell’ispirazione? boh, però di sicuro la percepivo). 

A forza di ascoltare mia madre che me lo leggeva imparai a dare a quelle sillabe stampate su carta un vestito sonoro, non capivo il significato di tutte le parole, ma… i disegni erano da fuoriclasse. 

Immagini eleganti, dai toni caldi: in quel libro Gesù era un figo pazzesco (e faceva cose fighissime). Finì che lo imparai a memoria, sessanta pagine buone. 

Negli anni della scuola, invece, lessi quasi sempre per la sfida e per sentirmi dire “brava” dalla maestra, raramente per il piacere di farlo. Mi piaceva leggere storie davanti agli altri, sentire il silenzio magico che si creava quando tutti ascoltavano, ma a casa avevo già troppe letture bibliche come “compito” (se ti stai chiedendo il perché, puoi leggere la mia storia qui) e raramente ho avuto o voluto dei libri da leggere per conto mio. 

leggere per la sopravvivenza scolastica

La mia vivacità fisica e mentale mi resero sempre più difficile seguire con il pensiero anche solo un paragrafo, figuriamoci un capitolo intero. Romanzi e narrativa furono classificati per sempre come “impossibili”. 

Alle superiori e all’università leggevo estrapolando i concetti chiave, una lettura rapida, quasi frettolosa e di sopravvivenza (tanto poi me la cavavo con l’esposizione orale o scritta) ma non credo di essermi mai “immersa” veramente in un libro. 

Ci fu una sola eccezione, in effetti: “La Montagna Incantata”, di Thomas Mann. Avevo poco più di vent’anni. 

Vai a sapere tu, quel tomo bello denso, cosa aveva in più rispetto a tutto il resto dello scibile della letteratura, perché io lo prendessi così seriamente da leggerlo da capo a fondo. 

Anni dopo scoprii che, come molti altri della mia generazione, ero neurodivergente e la dopamina saliva e scendeva come sulle montagne russe nel mio cervello, che tutto ciò si chiamava ADHD e che ce l’avevo bello forte, da sempre. 

Fu un gran sollievo. Mi dissi: ecco perché non riesco a leggere; ecco perché non ci riuscirò mai. 

Avevo 34 anni. Gli unici due libri che avevo letto interamente fino ad allora erano quindi “La montagna incantata” e… lo devo dire? La Bibbia. Non per mia scelta, va da sè. 

la svolta “ribelle”, con il pendolo di Foucault

Smettendo di sentirmi “sbagliata” – per il fatto di non riuscire a leggere e a concentrarmi nella lettura – iniziai a vedere i libri come oggetti neutri. Non erano né il male, né il bene. Esistevano ed erano indubbiamente preziosi per l’umanità. 

Un giorno entrai in una libreria del centro e mi lasciai tentare dalle grafiche in copertina

Mamma quanto mi piacevano i colori, le stampe in sovrimpressione, i caratteri tipografici studiati nei minimi dettagli! 

Sapete quali libri avevano le copertine più belle di tutti? Quelli di carattere scientifico. 

Ne presi in mano uno che si chiamava “I dieci esperimenti scientifici che hanno cambiato la storia” o qualcosa del genere. 

Ebbene, lo comprai. (Tristemente convinta di aver buttato soldi, come per i precedenti libri presi e mai letti).

E invece una volta a casa, quella copertina mi chiamò ancora. 

LO LESSI. 

Non dall’inizio alla fine. Lo lessi completamente a caso: iniziai dal capitolo sul pendolo di Foucault; poi gli altri, saltando da un’epoca all’altra e fregandomene di chi aveva inventato prima cosa. 

Così, gettai il seme per la libertà in lettura. Leggere senza partire dall’inizio del libro era un atto rivoluzionario, che per me profumava di pura ribellione. Stavo sfidando delle regole apprese e ormai calcificate dall’esperienza scolastica e dal buon senso comune, e forse proprio per questo mi piacque così tanto farlo. 

Alla mia collezione di letture si aggiunsero i libri di carattere psicologico. Quelli erano un po’ più difficili da leggere “a casaccio”, ma d’altronde era l’unico modo in cui sapevo approcciare alla lettura. 

leggere per sopravvivere al buio

Poi arrivò la depressione. 

E lì… una frase, in un libro di Krishnamurti, mi cambiò la vita. (ne ho parlato qui)

Il libro mica l’avevo letto tutto. Non ne avevo avuto bisogno. 

Avevo preso quello che mi serviva, l’avevo fatto mio ed era diventato un qualcosa di potente e trasformativo per la mia situazione, una torcia nel buio. 

Che cosa me ne fregava di leggere un libro per intero, se potevo ottenere un effetto così incredibile leggendone solo alcuni passi? 

Iniziai a comprare più libri. A farmi ispirare dal titolo, dalla copertina, dall’autore, da una frase letta a caso aprendolo così, in libreria. 

Non ho mai sbagliato un colpo. 

Da allora ho sempre comprato libri che ho letto (quasi mai per intero, ma a chi importa veramente? Qualcuno mi sgriderà per questo?). 

A loro modo queste letture hanno tutte contribuito alla mia crescita interiore, personale e spirituale

Se sono cambiata molto negli ultimi anni è anche grazie a ciò che ho letto, liberamente e per la fame di avere qualche pezzo di libro da incarnare nella mia vita. 

io sono un delfino

Non uso gli scaffali da salotto, per tenere i libri. Sapete perché?

Ho notato che quando li sistemo tutti belli precisi poi mi dimentico di averli. 

Quindi li tengo ordinatamente a portata di mano. 

Alcuni sono sul pianoforte, altri sulla scrivania, altri su uno scaffale aperto, hanno giusto un appoggio, ma sono esposti a polvere e luce. Così io posso vedere i colori delle copertine e, con quello stimolo visivo, ricordarmi perché li ho scelti. 

Anche questo per alcuni è rivoluzionario e nemmeno troppo positivo (vedi la luce diretta e la polvere che va levata di continuo), ma per me è l’unico modo che ora funziona

Quando ho voglia di leggere di solito so sempre di che sapore ho voglia, ma mai di che libro nello specifico. Allora saltello per casa, come un delfino tra le onde. Avete presente la gioia dei delfini? La loro libertà nel saltare appresso alle navi e smettere di seguirle quando gli va? 

Ecco io mi sento così. Un delfino tra le onde

Nessuno mi dirà come o cosa leggere, nemmeno io me lo dico. 

E’ una forma di libertà autentica e come già sapete… io ne vado pazza. 

Vi abbraccio sempre, 

una del mondo

P.S.: un grazie di cuore alle mie maestre delle elementari e professoresse delle medie, che mi hanno sempre lodata per come scrivevo e mai sgridata o fatta sentire in colpa per non aver mai finito di leggere un libro. Avrebbero potuto farlo, ma hanno scelto diversamente. 

Io, oggi, ho un blog e ne ho fatto l’elemento centrale della mia nuova professione all’alba dei quarant’anni. Quando l’ho aperto ho avuto tante paure, ma non quella di non saper scrivere in modo espressivo e comunicativo. 

Spostare l’attenzione sulle qualità è la luce che illumina la via di ogni bambino e bambina alla scoperta dei suoi talenti.

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