essere una del mondo
Ciao, io sono una del mondo.
Sono una donna vivace, sensibile, fiera. Amo la mia famiglia, la natura, l’arte. E la libertà.
Sono sempre stata un po’ ribelle, spettinata, ma allo stesso tempo molto rispettosa delle regole e dell’autorità. Ci tenevo e volevo fare la mia parte, rispettando le regole ovunque fossi – a scuola, a casa, nella religione – e per questo ho iniziato a chiedermi se quelle regole fossero giuste, coerenti, sensate.
E quando la risposta era no, mi muovevo di conseguenza: un gesto chiaro, una conversazione scomoda, una presa di posizione di qualche tipo. Molte volte me ne sono andata da dov’ero, perché la rigidità di certe persone è più cieca della rigidità delle regole stesse.
E’ così che negli anni dell’adolescenza ho iniziato a maturare una consapevolezza: pensare con la mia testa era la cosa più bella che potessi fare per me stessa. E anche per gli altri. Non accettavo che a una domanda, piccola o grande che fosse, ci potesse essere una sola risposta. Se la mia mente mi permetteva di immaginare altre possibilità, come poteva essere sbagliato? Perché dovevo auto censurarmi e zittire i miei pensieri in nome di una verità assoluta?
Il fascino che l’essere umano e il suo meraviglioso cervello hanno sempre avuto su di me devono proprio essere stati il motivo per cui ho capito che voler negare l’esistenza di più verità era una vera e propria forma di violenza. A me sembrava invece logico che più verità potessero coesistere, convivere, sovrapporsi per alcuni frangenti ed essere distanti anni luce per altri.
Come può essere “giusto” solo quello che penso io, se dall’altra parte del mondo una persona nata in un ambiente completamente diverso dal mio considera giusto quello che pensa lei?
quando è nato questo mio desiderio di libertà?
Sono cresciuta nella comunità dei Testimoni di Geova. La mia mente è stata plasmata dai dogmi e dalle parole di un credo che non avevo scelto. Per anni ho creduto fosse l’unica realtà possibile. Il mondo fuori, tenuto a debita distanza, mi sembrava un posto senza senso, cattivo, sporco, ignorante, provavo pietà verso gli altri, quelli fuori… quelli “del mondo”.
Ecco, “una/o del mondo” è l’etichetta che i Testimoni di Geova assegnano a chiunque non faccia parte del loro gruppo chiuso. Il peccato più grave di tutti? Uscire dalla comunità dopo essersi battezzati secondo il loro credo. A quel punto sei anche tu “uno del mondo”, un reietto, un emarginato, tanti auguri là fuori in un mondo di disonestà, droga, cattive compagnie, egocentrismo e burattini ciechi e sordi, mossi astutamente da Satana in persona per indurre noi anime cristiane in tentazione. Una gara tra il bene e il male dove tua responsabilità è scegliere da che parte stare.
A 19 anni ho dato un taglio netto e me ne sono andata. Ho perso tutto: amicizie di una vita, legami, un ragazzo che mi piaceva, una comunità di persone che frequentavo quasi ogni giorno da 16 anni, ma soprattutto buona parte della mia famiglia.

il ricatto emotivo più grande
Chi aveva aderito al culto dei Testimoni aveva il divieto di parlarmi o anche solo salutarmi. Questa regola si applica anche ai famigliari. Per chi vive sotto lo stesso tetto è consentito intrattenere conversazioni essenziali, fredde, quello che serve per passarsi il sale a tavola e far funzionare la vita domestica. Si chiama ricatto emotivo. Ti dicono: quando vuoi torni, Geova ti aspetta a braccia aperte e quindi anche noi. Riavrai la tua famiglia e l’amore che ti è stato tolto per farti “rinsavire”.
Non avevo amici al di fuori dei Testimoni, ma avevo l’esempio di mio padre che, pensatore libero, non ha mai voluto aderire a nessun culto religioso. L’ho sempre stimato per la sua intelligenza, intraprendenza, sensibilità. Da loro, pensa, mi veniva dipinto come un uomo che “poverino” si stava perdendo l’opportunità di vivere in eterno nel paradiso terrestre, perché troppo testardo per accettare la Verità, per i Testimoni unica e assoluta, di cui sono gli unici detentori. Io e mio padre non avevamo un gran rapporto, anzi forse era proprio inesistente, ma con il senno di poi riconosco che aver testimoniato silenziosamente al suo essere libero aveva gettato in me il seme della “testa che pensa”.
Io oggi, fiera di me, so che non cedere a quel ricatto emotivo è stato l’atto d’amore più grande che io abbia mai fatto verso me stessa e verso le persone che amo. Sì, anche quelle che non mi parlavano più. Non ho potuto vedere mia sorella e mia nipote per 12 anni. DODICI anni. Sarebbero stati molti di più, e ciò riguarderebbe ancora il mio presente, se io non avessi intrapreso un cammino di liberazione fatto di ricerche, scoperte, esperienze di vita e di studio, psicoterapia a più riprese, psicosomatica e molto altro. Lasciare i Testimoni di Geova era stato, in realtà, soltanto il primo di molti passi.
Da quando sono uscita a quando mi sono considerata soddisfatta e felice e grata per i miei rapporti interpersonali con la mia famiglia sono passati più di 15 anni. Ma ne è valsa la pena, oh, se ne è valsa la pena.

io sono una qualsiasi e ce l’ho fatta
Oggi vi parlo da qui, dal mio cuore, perché ora ho la forza di sperare anche per altri, non solo per me stessa. Essere liberi si può. Dimostrare con la propria vita che la libertà è un bene troppo prezioso si può. Convincere altri con il proprio esempio e con il proprio amore si può.
“una del mondo” è un’etichetta che ormai tanto avevo addosso, e allora l’ho voluta trasformare, da negativa a positiva, da emarginata a promotrice di libertà, da condannata a morte a amante della vita e dell’animo umano.
Quando diranno “lei è una del mondo” non diranno più solo quello che pensano loro. Ora vuol dire qualcos’altro, perché esiste un’altra verità per tutto, anche per questo.
E così dev’essere per tutti quelli che sono usciti, che si portano addosso questo giudizio apparentemente incontestabile e che vivono la vita in un limbo tra il dentro e il fuori, tra il giusto e lo sbagliato, nonostante sappiano benissimo che, uscendo, si sono letteralmente salvati la vita.
Voglio con tutto il cuore che chi ha subito anni di violenza psicologica possa dire con orgoglio, e non con vergogna, “io sono uno del mondo”.
Ma “una del mondo” per me non significa solo questo. Significa anche “una qualsiasi”. Puoi non sapere nemmeno chi siano i Testimoni di Geova, ma aver avuto un’esperienza simile. Per una religione, per un gruppo chiuso, non necessariamente “ufficiale”, per una relazione abusante, per un ambiente di lavoro tossico. Nel mio percorso di rinascita ho scoperto che la radice tanto sta sempre lì. (Non voglio allungare questa parte per cui spero di poterti essere utile con gli approfondimenti nel blog)
Insomma io sono una qualsiasi, non ho un super potere: se io ce l’ho fatta, anche tu puoi.
Vi abbraccio con amore,
una del mondo
Ti farebbe piacere ricevere gli articoli di una del mondo in anteprima, direttamente nella tua casella di posta?
Se sì, iscriviti qui alla newsletter “parole vere”.
