la polarizzazione annulla il pensiero critico

la polarizzazione annulla il pensiero critico

guardati bene dal pensare le cose in termini assoluti e radicali

Sono affascinata dalla mente umana. Da come pensiamo, da come i nostri pensieri si plasmano o si calcificano, da come una macchina così elaborata (quella del pensiero) possa perdersi in un dettaglio e ingigantirlo tanto da dimenticare tutto quello che sa. 

E siccome sono affascinata dalla mente umana, ascolto con grande interesse i discorsi e le conversazioni sui temi di attualità. E’ un interesse quasi scientifico, il mio (che poi diventa inevitabilmente spirituale).

Amo le persone che sanno confrontarsi e conversare, che parlano con passione e trasporto dei temi che sentono fortemente e che sono suscettibili alla passione altrui, che in qualche modo si fanno contagiare dallo zelo e contribuiscono a far girare il motore del pensiero critico.


la polarizzazione nei discorsi sulla guerra e sulla politica

Saper pensare in modo critico è una qualità importantissima, che purtroppo scarseggia in tempi di notizie forti, ad esempio in questo periodo di “informazione” – media e social – sulla tragica situazione Israele – Palestina. Quello che le persone dicono è raramente basato su una vera conoscenza, non solo del presente, ma anche della storia del passato, e il risultato è che si finisce per parlare a suon di luoghi comuni. Si smette di pensare (o non si comincia mai) e ci si ritrova ad infognarsi su un discorso facendo però scena muta se qualcuno ci chiede di argomentarlo. 

Nella costante mutevolezza delle cose e nell’evolversi delle situazioni che riguardano il presente e  l’attualità, non è forse più sensato mantenere la nostra mente plastica ed elastica? Non dovremmo forse continuare a chiederci cosa possiamo fare – per rendere il mondo un posto migliore – anziché darci una risposta e adottarla per i prossimi vent’anni? Certo, è più comodo incorniciare un’opinione e appenderla in salotto, perché il pensiero critico richiede che il muscolo cervello venga tenuto allenato

Smetti di fare sport: vedrai i tuoi muscoli perdere tono, lamenterai mal di schiena e tra vent’anni dirai “ah, se mi fossi allenato quando potevo farlo”. Vale uguale per il cervello. La mancanza di cura per i preziosi doni che possediamo (la capacità di pensare, l’abilità e libertà di costruire e progettare, di amare e fare le cose con amore) si paga a caro prezzo. 


una polarizzazione storica recente: pro-vax e no-vax

Nel periodo post-Covid sono andata spesso a sciare da sola. Il contatto con la montagna, il silenzio della neve e la fatica fisica mi hanno aiutata a riprendermi da quel periodo e a uscirne con delle risorse in più. Un giorno mentre mangiavo una piadina, tra una discesa e l’altra, mi sono ritrovata a fare due chiacchiere con un signore che stava pranzando, anche lui solo, anche lui piadina. 

Non sono solita condividere molte parole con chi non conosco, ma mi fece piacere ascoltare il suo racconto su come stava cercando, come tutti, di dare un senso a molte cose. 

Ad un certo punto mi dice che non parla da mesi con la figlia, che lei non gli fa più vedere il nipotino di un anno e mezzo e che lui è distrutto dalla situazione. Che ha provato a recuperare, ma lei lo ignora. 

Mi sono permessa di chiedergli come mai. “Perché lei è pro-vax, io invece non mi voglio vaccinare”. 

Mi si è spezzato il cuore. Lui quasi si metteva a piangere. Un bagliore passa veloce davanti ai miei pensieri: lei è cattiva perché non gli fa più vedere il nipotino. Suona una campanella, il muscolo del pensiero critico mi dice attenta, non puoi prendere le parti in una storia che non ti riguarda e della quale stai ascoltando una sola versione. Faccio allora zoom out

Il problema del dibattito pro-vax vs. no-vax è che non è quasi mai un vero dibattito. Non lo era in questo caso, almeno, e in tanti altri dei quali ho sentito raccontare. Nessuna delle due parti si è seduta un attimo a pensare: in questa divergenza di opinioni, che cos’è che ci porta ad essere così duri dal voler togliere il saluto all’altro? Perché non posso vivere nella mia idea e coerentemente con i miei valori senza però creare una crepa nel muro portante delle mie relazioni?

E la domanda principale: perché sto difendendo così fortemente la mia opinione? Da cosa sono mosso? Nessuno dei due, tra padre e figlia, avrebbe saputo rispondere, argomentare, confrontarsi con l’altro. 

Li ho immaginati, che non si parlavano da mesi e che si punivano a vicenda per aver infondo avuto paura della stessa cosa: la morte. Tutti abbiamo paura di morire, e se dalla pandemia non abbiamo imparato nulla siamo proprio degli sciocchi. 

La TMT (Terror Management Theory) spiega che la paura della morte, nostra e/o dei nostri cari, scatena in noi un’ansia latente talvolta impossibile da gestire, e che per placarla ricorriamo a posizioni rigide e ci ottundiamo nei pensieri, perché ci fa sentire più al sicuro e perché ci fa sentire che in fondo stiamo facendo tutto il possibile per evitare il peggio.

Mi sentii di dire solo una cosa a quel padre triste che teneva una piadina ormai fredda in mano: tua figlia ti ama moltissimo. Mi guardò come fossi pazza, ma gli occhi speranzosi. Precisai: tua figlia ti ama ed è preoccupata per te. Vorrebbe che tu ti vaccinassi perché pensa che sia il modo più sicuro per scongiurare che ti succeda qualcosa di brutto o peggio, che tu muoia. 

Le sue spalle si ammorbidirono e vidi nel suo sguardo perso che forse no, non l’aveva mai vista così.


come allenare il pensiero critico: tieni aperte le domande

Come si può allenare il muscolo del pensiero critico? Inizia con lo smettere di parlare per luoghi comuni. Smetti di categorizzare le persone per la loro opinione e prova ad ascoltarle. Se non ci si radica in una posizione estrema, se non si cade nella trappola della polarizzazione “buoni e cattivi” si possono scoprire e imparare cose sull’altro, sul perché ha quell’idea, arricchire la propria conoscenza sul tema e tenere aperte delle domande, delle questioni. 

Ecco: tenere aperte alcune domande è estremamente importante. Non a tutto si può rispondere. Soprattutto, non a tutto si può rispondere in modo semplice e immediato. Bisogna accettarlo e tenere aperte le discussioni e i confronti costruttivi. Bisogna fare la pace con il fatto di avere dei dubbi, che magari rimarranno tali per un bel po’.

Dare una risposta a tutto è tipico dei gruppi chiusi e delle sette, delle comunità che vogliono esercitare un controllo sulla mente degli affiliati: con le risposte si dà certezza, quindi senso di sicurezza, quindi tranquillità mentale. Si offre un sollievo alla scomodità di pensiero, alla preoccupazione per il futuro e all’insoddisfazione che può essere di varia natura: spirituale, economica, relazionale, esistenziale. 

Ma noi abbiamo un dono meraviglioso, che si chiama libertà, ed è in nome di questa libertà che dovremmo rifiutarci di smettere di pensare con la nostra testa. 

ti abbraccio, 

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