come ho trovato l’amore
ovvero, cambiare per essere se stessi
Volete sapere come ho trovato l’amore?
Prima dovete immaginare me al supermercato.
Perché ieri sono andata a fare la spesa con i pantaloni al contrario. Cercavo dei fazzoletti che sapevo di aver in tasca: solo allora mi sono accorta che li avevo indossati al rovescio. Le tasche erano dentro e le cuciture fuori.
Stamattina invece tiro fuori la pasta frolla dal frigo per stenderla – ho in programma una crostata con ripieno di crema pasticcera e guarnita di frutta fresca, da portare a pranzo a casa di amici. Qualcosa non torna: si stende malissimo. “Mi è impazzita la pasta frolla”, ma decido di cuocerla comunque: tanto male non potrà venire.
Decido di assaggiarla, perché non ha un aspetto meraviglioso. Scopro con sgomento che sa di sfoglia salata Buitoni, anziché di frolla dolce fatta a mano. Sono davvero sconvolta. Guardo il piano cucina e noto che ho lasciato sul piano lavoro il sacchetto dello zucchero… perché non l’ho messo via ieri sera? Perché non l’ho proprio usato: solo ora mi è chiaro.
(anche) questa sono io
Sono proprio io, che vago per casa con mille cose iniziate e nessuna finita.
Una lavatrice stesa per metà, perché poi mi sono ricordata che stavo affettando la cipolla, ma poi ho aperto il computer per sistemare una cosa su Canva mentre l’acqua bolliva e rispondendo a un vocale sono finita in bagno notando le piante secche che forse volevano un po’ d’acqua.

Se poi in tutto questo mi viene un’idea per un brano al pianoforte, addio.
Sono ADHD, è vero, ma anche creativa e libera come non mai.
Sono migliorata tanto, negli anni, ma riconosco che vivere in casa con me non debba sempre essere una passeggiata, soprattutto se uno magari è preciso e abituato a fare le cose dall’inizio alla fine.
smemorata e amata
Ecco, il mio compagno è così. Preciso, affidabile, se inizia una cosa la porta a termine (benissimo, tra l’altro). Vale per il suo lavoro così come per quando svuota la lavastoviglie.
Sulla carta saremmo una coppia dal litigio facile, perché io sono uno scoiattolo che saltella per casa combinando piccoli disastri, e invece non succede.
Io dimentico le cose che sto facendo mentre le sto facendo e lui, mi ama.
Non solo non mi giudica, ma teneramente ne ride con me.
Nascono ogni giorno nomignoli, scenette comiche, sempre seguiti da un gesto affettuoso, una carezza, un bacio.
Non prova fastidio per le mie dimenticanze, prima di tutto perché è una persona matura.
Situazione idilliaca, direte. Può essere.
Ma, posso dirlo? Me la sono sudata.
arrivarci
Non credo nella fortuna: credo nell’attenzione.
Dove sposti l’attenzione, lì vanno i tuoi passi.
Vale anche in amore.
Finché ho dato attenzione alla ricerca di un partner che mi amasse e mi facesse sentire amata, mi sono ritrovata con persone che, credo, sì, mi amassero sinceramente, ma con le quali non condividevo in alcuni casi i valori, in altri l’energia.
E questi due elementi, valori ed energia, erano così forti in me che continuavo a scontrarmici.
Mi sono sentita dire “sei troppo rigida” o “sei troppo vivace”, più volte di “ti amo” o “come stai oggi?”
E questo non va bene.
Ma non era mica colpa loro.
Ero io che portavo me stessa in una storia senza riconoscermi – io per prima – i bisogni che avevo.
Magari anche loro lo facevano con loro stessi (non riconoscere i loro bisogni), ma io non lo posso sapere, perché entrare in contatto davvero con l’altra persona, presuppone l’essere entrati prima in contatto con se stessi.
E siccome cambiamo spesso, non basta farlo una volta.
guardarsi davvero
La prima volta, però, non si scorda mai.
La prima volta in cui ti riconosci allo specchio e sai di amarti, anche e soprattutto nei giorni in cui ti fai schifo.
Per me è stato quando sono uscita dalla depressione. Forse ne sono uscita proprio così.
Non lo so con esattezza, perché sono ricordi che si legano gli uni agli altri come fili di una trama davvero fitta.
So che la psicoterapia mi ha aiutata a più riprese, e che in quel caso fu salvezza e futuro in un colpo solo.
Se sei solo e stai male ti devi abbracciare tu. Non è che viene qualcuno a casa e ti suona il campanello per farlo.
E, anche se venisse, se fosse un amico, un genitore, basterebbe? Faresti entrare quell’amore se non te lo fossi concesso tu per primo?
Per me è stato così. Prima mi sono amata, e poi le vele della mia barca si sono spiegate come le ali dell’airone che plana in alto puntando al corso d’acqua più vicino.
evoluzione e amore
Ultimamente mi sono chiesta: come stare nell’amore per se stessi e per l’altro quando si cambia e si evolve?
Per me funzionano gli strumenti.
Ovvero: se so che il dialogo aperto e onesto è uno strumento che funziona, per me e per l’altra persona, lo uso soprattutto nei momenti di cambiamento.
Se so che stare da sola e ritagliarmi del tempo per delle attività particolari funziona, faccio anche quello. È uno strumento.
Se l’unico strumento che hai è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo.
A. Maslow
Se mi rendo conto, stando in ascolto, che ho bisogno di qualcosa di diverso dal solito, posso scegliere come guardando in una cassetta degli attrezzi e prendendo ciò che mi serve. E lo posso comunicare all’altra persona. Posso dire il perché ne ho bisogno, posso ascoltare la sua reazione.
Accoglierla.
Questo vale per il partner, ma anche per le amicizie. Per i parenti stretti.
Vale per qualsiasi relazione abbiamo, anche quella con noi stessi.
cambiare molto, per poi essere se stessi
Insomma, io sono cambiata davvero tanto negli anni.
Eppure sono rimasta sempre la stessa, nel mio nucleo, nell’anima.
Sembra un paradosso, ma non lo è: il mio cambiamento è stato togliermi di dosso il superfluo. Le maschere. La paura di essere “troppo” e allo stesso tempo “non abbastanza”.
E, così, cambiare è stato arrivare alla lava incandescente del vulcano (“vulcano” è uno dei miei soprannomi da sempre) e scoprire che era fatta di amore per il mondo e dolcezza.
Che la mia energia non è mai troppa, se è amata.
Da me, per prima.
Questo, credo profondamente, è stato ciò che mi ha permesso di incontrare persone (parlo degli incontri “nuovi”) che mi amassero per quello che sono: il mio partner e la sua famiglia, una formazione professionale che sostiene il mio progetto, ambienti di lavoro in cui mi sento rispettata e valorizzata.
Non è successo per magia, è un percorso, è un lavoro incessante e un viaggio meraviglioso, ma quando mi è successo di guardarmi intorno e capire che ero nel posto giusto al momento giusto, ho sentito la magia.
Era un desiderio che si avverava: io oggi sono me stessa e mi amo così tanto che ho la forza di amare gli altri, di dare la mia energia dove c’è bisogno, di sorridere agli sconosciuti e piangere quando sento che ho bisogno di piangere, e questo è esattamente ciò che volevo per me stessa.
Libertà, coraggio, rinascita.
E uno specchio che non mi spaventa mai.

Vi abbraccio con amore,
Marianna
Ciao, sono Marianna.
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