far fronte alle difficoltà economiche

equilibrio

far fronte alle difficoltà economiche

in momenti di cambiamento

C’è mancato poco che per sbaglio non intitolassi questo pezzo “come far fronte alle difficoltà economiche”… mi son detta Mari ma cosa scrivi, ma sei matta? come cosa? come chi? 

Nessuno può insegnare niente a nessuno, tantomeno quando si tratta di questioni uniche e personali come quelle economiche. 

[Vorrei non doverlo specificare, ma lo faccio: non avrei mai voluto parlare di “difficoltà economiche”, mi vergogno quasi, perché in quanto occidentali siamo dei privilegiati. Per favore fate la tara a tutto, mi sono permessa di scrivere questo articolo perché sperimentiamo oggettivamente delle difficoltà nelle nostre vite, ma ricordiamoci sempre di tutto ciò che diamo per scontato. Grazie.]

Quindi carissimi, per riprendere il discorso di cui sopra, non ho nessun suggerimento, nessun consiglio, solo qualche cruda riflessione e una storia di quasi panico alla mia lezione di Pilates di un paio di mesi fa. 

i pensieri brutti no

Entro alla mia lezione di Pilates con la stessa gioia di sempre: questa disciplina mi piace da matti, sta modellando il mio corpo come nessun altro sport e mi sta insegnando davvero tanto su come tenere equilibrio e forza costanti mentre si continua a respirare consapevolmente. Non è mica facile.

In questi giorni ho un po’ di pensieri, per il fatto di essere in un “limbo” economicamente parlando, dove non stanno succedendo grandi cose, ma soprattutto sto investendo parecchio (= tutto) per poter lavorare al mio nuovo progetto con serenità e raggiungere la mia indipendenza lavorativa totale. 

Ergo sono al verde. Per scelta, sia chiaro. Ma sempreverde è. 

E come piace dire a me: quando sei col culo per terra, lo senti che il pavimento è freddo. 🙂

Quando entro a Pilates, però, lascio fuori i pensieri brutti e mi godo la lezione. 

cado giù

L’insegnante è nuova (per me, non frequento quasi mai lo stesso giorno alla stessa ora) e dopo qualche minuto di sano stretching sul lettino della cadillac ci passa un foam roller taglia XXL e dice: sdraiatevici sopra, con tutta la colonna vertebrale che appoggia sul cilindro. 

Parliamo di un cilindro del diametro di 16/18 cm, quindi penso va beh dai. 

(Metto una foto presa dal web altrimenti come fate ad immedesimarvi?)

equilibrio pilates foam roller
fonte: Web

Allora, premetto che già anche con piedi e braccia appoggiate a “terra” si sente la difficoltà a rimanere in equilibrio. 

Sta di fatto che non appena lei ci chiede di sollevare un braccio, poi una gamba, inizio a sentirmi strana. 

Espiro, tengo il trasverso (gli addominali profondi), mi concentro con gli occhi su un punto fermo, eppure qualcosa non va. 

Non perdo l’equilibrio, come uno si aspetterebbe, ma peggio: ho le vertigini. 

Mi sembra di cadere giù da un dirupo, che il mio corpo sia completamente fuori dal mio controllo e che mi farò male, molto male. Sono ferma, ma il mio corpo sta volando giù a una velocità folle.

Eppure sono ancora sul cilindro. E poi diciamocelo, anche se cadessi dal foam roller sarebbe come scivolare dal cuscino che c’è sul divano al divano stesso. Solo una formica lo considererebbe un salto. 

Ovviamente non chiedo aiuto, che cosa potrei mai dire all’insegnante? Scusami anche se mi vedi fare gli esercizi sappi che sto morendo dentro e che il mio corpo è attraversato da una scossa di paura tremenda? 

Poi lei dice una cosa. 

Dice guardate che questi esercizi di equilibrio servono ad allenare muscoli che altrimenti non useremmo mai. Non in quel modo, quantomeno. E che la grande sfida è che questi muscoli si stanno allenando tutti insieme, dalla testa ai piedi. 

Penso: AH. Ma certo. Instabilità muscolare = instabilità (che per me, ora è) economica. 

la teoria polivagale

Finisco la lezione sospirando come chi è sopravvissuto a una lotta a mani nude con se stesso, ringrazio e mi dirigo allo spogliatoio pensando che un’esperienza fisicamente così forte non la vivevo probabilmente da mai. 

Non vi coinvolgo nella trafila assurda di pensieri che mi hanno attraversata nel tragitto da lì a casa, ma vi dico che una volta rientrata ho preso in mano un libro che avevo acquistato tempo fa: La Teoria Polivagale nella Terapia, di Deb Dana.

Detto in soldoni – è un testo interessantissimo, ma molto tecnico – spiega come il nostro sistema nervoso, per la precisione il sistema nervoso parasimpatico (nervo Vago &Co.), reagisce alle situazioni che viviamo in base a quanto lui le reputi situazioni più o meno sicure. 

L’autrice definisce La Teoria Polivagale come “la scienza della sicurezza – la scienza di sentirsi sufficientemente sicuri da innamorarsi della vita e assumersi il rischio di vivere”. (che bella è questa definizione?) 

Cioè, il senso di sicurezza è quello che ognuno di noi percepisce, in modo unico e irripetibile, in ogni diversa situazione della vita, a partire dal proprio sistema nervoso autonomo. Non da quello che dicono gli altri. Non da quello che ci hanno insegnato i nostri genitori. Nemmeno da quello che abbiamo letto nei libri.

Questo è esattamente il motivo per cui io ho avuto le vertigini da Cliffhanger mentre ero sdraiata su un rullo di schiuma alto meno di un palmo di mano. 

Da che cosa è dato questo senso di sicurezza o, quindi, di insicurezza? Centordicimila variabili tutte mischiate insieme. 

Quindi che cosa si fa? Lo si allena. 

Sì avete capito bene, il sistema nervoso si può abituare a non reagire in modo spropositato quando sperimentiamo momenti che lui considera “pericolosi”, ma che a conti fatti, se ci pensiamo razionalmente, non ci stanno davvero mettendo in pericolo di vita. 

tonificare tenendo a mente l’eredità

Se il sistema nervoso si può allenare e tonificare proprio come facciamo con i muscoli più famosi e visibili, c’è però da dire che lui si porta dietro un carico ereditario mica da scherzi. 

Cito dal libro di cui sopra, perché io non saprei spiegarlo: 

Gli esseri umani si portano dietro un’eredità autonomica: echi di antichi percorsi, tutti’ora presenti nella nostra fisiologia. […] Il nostro sistema dorso-vagale primitivo, che risale a 500 milioni di anni fa, ci protegge attraverso l’immobilizzazione, spegnendo i sistemi corporei per conservare energia. Il sistema nervoso simpatico (il successivo ad evolversi 400 milioni di anni fa), permette la sopravvivenza attraverso il movimento e la capacità di avvicinarsi o evitare attivamente una situazione (attacco o fuga). Il sistema più recente è il centro-vagale, presente unicamente nei mammiferi, che si è evoluto 200 milioni di anni fa e ci ha fornito la capacità di co-regolarci (ingaggio sociale). 

Ora, se il più recente dei nostri sistemi nervosi si è evoluto 200 milioni di anni fa, chi sono io per giudicarmi aspramente come sto facendo ora? Chi sono io per dirmi che sono una stupida perché ho paura di valere meno quando ho meno soldi? 

Cioè, sono letteralmente io con i miei pensieri contro milioni di anni di evoluzione, ed è letteralmente il mio antico sistema nervoso che cerca di proteggermi da una situazione nuova, mai sperimentata prima, che percepisce come pericolosa per la mia sopravvivenza. 

Perchè in fondo, se ci pensate, non è quanti soldi abbiamo o non abbiamo a farci sentire più o meno ricchi, ma il nostro percepire che possano essere pochi o tanti rispetto a quello che noi, e solo noi, consideriamo sicuro.

E allora, invece che mettermici contro, ho deciso di abbracciare questi milioni di anni di evoluzione. 

E danzare nel discomfort con più eleganza possibile. 

Di allenare quei muscoli che si possono allenare solo in momenti di instabilità.

non solo gratitudine

La gratitudine vera e sincera è uno dei miei must, ma devo dire onestamente e forse con un po’ di vergogna che a volte l’esercizio della gratitudine lo devo proprio evitare perché mi manda più giù che su. 

Diciamo che quando ci si sente tremare la terra sotto i piedi non sempre è possibile stare a ricordare tutto quello che di buono abbiamo: se c’è una cosa che manca, quella sembra occupare più spazio di tutto il resto. 

Allora mi sono detta: adesso porto a spasso il mio sistema nervoso e gli faccio provare la sensazione di stare bene, al sicuro. 

passeggiata

L’ho portato nelle braccia del mio compagno, che in questo periodo sta essendo (se il verbo così non si può dire chissenefrega), sta proprio essendo – in tutta la sua essenza – un grande supporto e uno specchio amorevole che non smette di mostrarmi la mia bellezza come essere umano. 

L’ho portato a casa dei miei, che hanno 80 e 85 anni e dicono solo cose vere, e belle, e utili, e amorevoli. E divertenti, anche. 

L’ho portato anche al supermercato, e gli ho fatto vedere quanto cibo c’è a disposizione (decisamente troppo) e che se ne ho bisogno posso andare a prenderlo, quando voglio. Non morirò di fame.

Poi per dare anche un bel boost emotivo gli ho fatto sentire una canzone e gli ho detto senti che bella la musica? Lo senti questo giro di accordi che spinge l’anima in su e ti fa venir voglia di alzarti la mattina e amare il mondo intero? 

Penso alle vertigini della lezione di Pilates e a quanto siamo belli, e complessi, ma anche semplici: vogliamo stare bene. Sentirci al sicuro.

Riguardo il conto in banca dall’app sul telefono e penso che mi farò attraversare dalla paura di non farcela ogni volta che si presenterà, che la accoglierò come qualcosa di estremamente normale, ma che non le permetterò di prendere il posto alla guida e tirare il freno a mano proprio ora che ho fatto all in.

Servirà ad allenarmi e tra l’altro chissà per quali cose meravigliose mi sto allenando. Non lo so, ma sono lì che mi aspettano.

Ecco, per oggi abbiamo tonificato a dovere e andiamo a letto contenti.

“Domani è un altro giorno, si vedrà”. 

Vi abbraccio con amore,

Marianna

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