la vela viola

la vela viola

come una sessione di life coaching mi ha sbloccato (anche) il torcicollo

Tra dieci minuti inizia la mia sessione di life coaching. Mi preparo a rallentatore.

Sono bloccata da due giorni con un tremendo torcicollo. Cioè, il collo si muove anche, ma è doloroso tenere su la testa e il male a sotto-spalla e trapezio è diventato importante. 

Forse non sono solo due giorni. In realtà settimana scorsa mentre suonavo al piano sentivo le spalle rigide pronte a presentarmi il conto. Esercizi di stretching da fare prima e dopo l’attività, che conosco e che non pratico. Negligente.

Mi sono fatta consigliare dal medico un ciclo di fisioterapia, guardo la data della prescrizione: risale a tre settimane fa. Quindi il collo mi faceva già male. E la fisioterapia non l’ho cominciata.

A questo punto ho quasi paura ad aprire la chat whatsapp con la mia istruttrice di tennis per verificare quanto tempo è passato da quando le ho comunicato – con non poco dispiacere – che avrei sospeso per un po’ le lezioni con lei, per un paio di motivi, uno dei quali: male alla spalla destra. 

Era febbraio. 

Allora mi dico: quanto tempo ho aspettato prima di riconoscermi questo dolore sottile ma sempre presente? Quante cose ho fatto, quanti pesi ho sollevato, senza prima accertarmi che la situazione fosse almeno rientrata? Perché non sono andata a farmi dare una scrocchiata dal chiropratico o a farmi fare un massaggio decontratturante? Negligente all’ennesima potenza forse?

anche i life coach hanno un life coach

Con questa consapevolezza neonata (cioè del fatto che ho male alla spalla e al collo da tre mesi, non da due giorni) mi collego online alla sessione con il mio life coach Luca. Sì, anche i coach fanno coaching a loro volta. 

Di solito sono sempre a palla, ho l’energia a mille e lo annuncio fieramente ad inizio sessione, quando Luca mi chiede “come ti senti oggi?”

Oggi… ecco oggi invece sono un po’ abbacchiata, non tanto per il collo in sé, ma per quello che penso che il mio corpo mi stia comunicando psicosomaticamente: carichi, responsabilità, porto pesi che non sono miei, forse. Il corpo è una cartina tornasole, risponde alla situazione e comunica come può: con la rigidità, con il dolore. 

Premetto che non mi spaventa mai il dolore in sé, ma la possibilità che le cose si protraggano per un tempo che io non posso controllare, cioè tanto. Evidentemente, in questo caso, ho già permesso che succedesse. 

Gli condivido la mia lettura della cosa, perché so che integra accanto al life coaching l’esperienza da armonizzatore muscolare, parliamo quindi la stessa lingua quando connetto un sintomo fisico a uno stato psico-emotivo legato alla situazione in cui mi trovo. 

Mi dice “la usi la pallina?”

io capisco a che esercizio si riferisce e gli dico sì, a volte, a pilates, ma capita di rado. 

Pallina da tennis possibilmente un po’ sgonfia, ti metti in piedi contro il muro, la appoggi dietro il trapezio e pian piano ti muovi facendo una leggera pressione con il corpo contro il muro. La pallina, schiacciata tra due corpi (io e il muro) fa il suo dovere.

Segno l’esercizio, mi sembra fantastico. 

respira: un colore e un suono

Mi propone poi di respirare. Voi direte “ma perché, non stavi già respirando?” 

Sì, ma un momento dedicato alla respirazione, senza giudizio, solo “osservando” il proprio respiro, è uno degli strumenti che preferisco all’interno di una sessione di coaching. Sia quando sono io la coach, sia quando sono la coachee (ovvero la cliente che beneficia del coaching). 

Durante la respirazione mi guida con la voce, io tengo gli occhi chiusi: mi sento a mio agio nel farlo e mi permette di concentrarmi sul respiro. Poi spostiamo l’attenzione alle spalle e al mio trapezio destro. 

Mi invita a scegliere un colore, poi un suono: sì proprio per il mio trapezio, per quella parte del corpo dolente sulla quale sto spostando tutte le mie aspettative (questo lo penso io, non lui). 

Li trovo subito: è viola, scuro e profondo, e il suono è grave, di bassa frequenza. 

Tutto il contrario di quello che razionalmente si penserebbe di un muscolo teso come una corda di violino. Ma le immagini e i suoni che per primi ci raggiungono sono quelli più autentici e vanno rispettati, non forzati, né adattati con il raziocinio.   

Usciamo dal momento della respirazione e mi invita a dare a questo colore e a questo suono una connotazione inaspettata: se fossero un tuo aiutante, chi o cosa sarebbero? 

la mia aiutante

Questa domanda mi apre il cervello in due e senza indugio la vedo: è una vela, con tre punti di aggancio (triangolare e lunga, come il trapezio).

Il vento la gonfia e lei, elastica, si lascia riempire dalla forza invisibile ma tangibile del vento.

Grazie alla sua elasticità e alla sua leggerezza la piccola barca che le sta sotto si muove, in mare aperto, viaggia spedita tagliando l’acqua senza quasi far rumore.

La vela è la mia aiutante.

Non posso dirvi quanti nano secondi sono passati dalla domanda di Luca a quest’immagine. È stato tutto così rapido. Le lacrime hanno fatto capolino negli angoli degli occhi e un’onda di emotività mi è salita dal petto, passando per la gola tesa, fino al naso che pizzica, per poi palesarsi là dove sanno di poter sgorgare libere. 

Non accade sempre, ma quando accade, sai di aver toccato un tasto, anzi il tasto. 

Dopo tre mesi di torcicollo che va e viene ho visto la rigidità dei miei muscoli come una scelta, e non come una reazione a un peso subìto. Io ho scelto di irrigidirmi – non troppo consapevolmente, è chiaro. L’ho scelto ogni volta che i miei progetti mi hanno prospettato qualcosa di molto bello, di potenzialmente grande, abbondante, e io, per la paura che fosse vero, che potesse accadere davvero, mi sono un po’ irrigidita. 

Ho preso delle scuse in prestito, le ho pronunciate ad alta voce e ho fatto un passo indietro, anziché un passo avanti, e questo vale per la strada che sto percorrendo sia con il progetto di una del mondo sia con la musica. Perché sono sempre io, qualsiasi “lavoro” io faccia, e io… ho evidentemente paura delle cose belle. E grandi. 

flap

Questa epifania sulla vela, sull’elasticità – che ora sogno commossa di avere – nell’accettare il vento a favore che mi sta offrendo la vita in questi anni (o in realtà da sempre, per come la vedo io), questa è un’epifania che mi costringe con amore ad allenare il muscolo dell’accettare

Chi l’avrebbe mai detto, che potesse essere difficile accettare una cosa bella. 

Lasciarla accadere. Senza farle resistenza, senza irrigidirsi al pensiero che qualcosa possa andare storto, che possano mancare i mezzi, che possa sgonfiarsi di botto come un palloncino con un ago. 

Ma una vela non si sgonfia neanche se la trafiggi con cento aghi. 

La sua trama è molto più fitta di quanto si veda a occhio nudo e ogni filo sa tornare al suo posto nel movimento unico e sonoro di quando il vento la riempie e lei: “flap!”, si stende al massimo della sua capacità. 

Accetta il corso e poi spiega la vela

– proverbio marinaro

Vi abbraccio come il vento,

Marianna

Ciao, sono Marianna, la tua life coach del coraggio.

Amo il Mondo, la Natura, l’Arte, e mi definisco sopraffatta dalla bellezza dell’animo umano.

Se senti il bisogno o il desiderio di un lavoro profondo, fatto prima di tutto di ascolto e presenza, dai un occhio ai miei percorsi. Puoi prenotare una chiamata conoscitiva gratuita con me, o scrivermi una mail a unadelmondo@gmail.com. Ti leggerò con amore.

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